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Ho fatto la spia - Joyce Carol Oates

  • bybloslibri
  • 20 feb 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 27 feb 2021

Un romanzo sul patriarcato, il razzismo, la misoginia, la lealtà nei confronti della famiglia, il tradimento.


Rat è un termine dispregiativo che si usa per indicare chi fa la spia.

E Violet Rue è una spia del peggior tipo, perché con la sua testimonianza tradisce la famiglia.

Quando la incontriamo ha dodici anni e conduce una vita tranquilla. La sua non è una famiglia modello, ma lei non si pone troppe domande: è l'ultima di sette figli e adora i suoi fratelli maggiori.

La sua famiglia per lei è un punto di riferimento importante e ancora non è in grado di identificarne la forte impronta patriarcale. Non vede nel padre un capofamiglia tirannico e non scorge nei fratelli la loro inclinazione al razzismo e alla misoginia.

"Sono solo ragazzi" si dice quando - parte di un branco - aggrediscono un'adolescente disabile, applicando la doppia morale secondo la quale è la vittima ad essersela andata a cercare. Poi avvengono il pestaggio e l'omicidio di Hadrien Johnson; la matrice razzista è evidente: si tratta di un afro-americano di 17 anni aggredito mente torna a casa in bicicletta.

Violet Rue ha il sonno leggero e la notte in cui i due fratelli Jerome e Lionel tornano a casa lei li sente parlare; li raggiunge in cucina e li sorprende mentre puliscono la mazza da baseball utilizzata per il pestaggio. Loro minimizzano e le fanno promettere di non dire niente, ma ci sono prove indiziarie contro di loro, e Violet non regge la pressione alla quale è sottoposta la famiglia.

Un giorno a scuola Violet ha un crollo nervoso e racconta tutto.

Da quel giorno inizia la sua vita da spia, perché come dice Violet: "Una dolorosa verità della vita di famiglia: le più tenere emozioni possono cambiare in un istante".

In My Life as a Rat (Ho fatto la spia) emerge con forza il tema della vulnerabilità femminile: Violet è colpevole di aver tradito gli uomini di casa, e la famiglia non esita ad allontanarla (condizione che le provoca una sofferenza lacerante); lontana da casa Violet finisce in balia di una serie di uomini che approfittano della sua condizione di giovane donna sola.

Senza reti di protezione Violet è costretta a farsi forza, ma non sempre ci riesce, perché il desiderio di essere amata - o almeno presa in considerazione - rischia di essere più forte del suo istinto di protezione.

Se Jerome e Lionel vengono condannati al carcere, Violet si trova a scontare la colpa del tradimento. Un colpa che comporta una condanna a vita

E la vita per Violet si è fermata ai dodici anni. Anche a distanza di tempo tutto ruota intorno agli eventi della sera che l'hanno portata lontana da tutto ciò che amava. Violet non riesce a trovare una logica e verso la fine del romanzo - a distanza di tredici anni dall'inizio - dice a se stessa: "Il mio desiderio è vivere una vita nella quale le emozioni si avvicinano lente come nuvole in un giorno tranquillo. Le vedi arrivare, contempli la bellezza di queste nuvole, le osservi passare e le lasci andare. Non ti soffermi a pensare a ciò che hai visto, non lo rimpiangi. Sei contenta che quelle nuvole non torneranno più, non importa quanto siano belle o uniche. Non piangi per la loro perdita".

Da leggere se:

- amate i romanzi introspettivi, dove siete messi a parte dei tormenti più intimi dei protagonisti

- sopportate stoicamente le storie dove i protagonisti vengono perseguitati in modo sadico da un destino che si accanisce contro di loro

- se pensate anche voi che ogni famiglia è infelice a modo suo, e non avete paura di scoprire quanto possa essere infelice

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